Milano, 11 dicembre 1980. Ettore Sottsass, 63 anni, da trent'anni designer di punta di Olivetti, riunisce nel suo appartamento di via Manzoni sette giovani designer: Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Marco Zanini, Andrea Branzi, Matteo Thun, Martine Bedin, Nathalie Du Pasquier. Sull'impianto hi-fi gira in loop un disco di Bob Dylan. La facciata B si chiude su "Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again". La parola Memphis ritorna. Sottsass propone di chiamare il gruppo Memphis Group. Nessuno discute. Il programma sta in una frase: fare mobili e oggetti che rifiutino il modernismo rigoroso ereditato dal Bauhaus e da Dieter Rams. Vogliono colore, motivo, decorazione, laminato plastico colorato a basso costo, forme asimmetriche, lucentezza. Il pezzo inaugurale è una libreria che Sottsass disegna in due settimane: "Carlton", torre verticale in laminato colorato con ripiani che sembrano schegge di materia. Viene presentata al Salone del mobile di Milano nel settembre 1981. La risonanza mediatica è mondiale, lo scandalo altrettanto rapido.

Sottsass non è un principiante. Nato nel 1917 a Innsbruck, formato al Politecnico di Torino, ha passato gli anni Cinquanta a disegnare interni Olivetti, ha firmato nel 1969 la macchina da scrivere portatile Valentine (laccata in rosso, depositata in ogni MoMA del pianeta) e ha partecipato nel 1972 alla mostra "Italy: The New Domestic Landscape" al MoMA di New York. È conosciuto, rispettato, considerato uno dei grandi maestri del design italiano. La sua rottura nel 1980 è calcolata. Ritiene che il modernismo rigoroso degli anni 1960-1970, con la sua palette grigia e nera, la sua geometria pura, la sua funzionalità rivendicata, sia diventato un dogma logoro. Memphis vuole spezzare quel dogma, riportare il piacere, il colore, l'ironia. È, nel design, l'equivalente di ciò che Warhol aveva fatto nella pittura vent'anni prima.

Sette anni, trecento pezzi

Il movimento dura ufficialmente dal 1981 al 1987. In sette anni il gruppo produce circa trecento pezzi: mobili (librerie, poltrone, tavoli), illuminazione, ceramiche, tessuti, carte da parati, motivi stampati. Tutti i pezzi sono editi da Memphis Milano, la società fondata per distribuire il movimento. Le vendite sono modeste (i pezzi sono cari, il pubblico ristretto), ma l'influenza sulla grafica mondiale è enorme. Karl Lagerfeld arreda interamente il suo appartamento di Montecarlo in Memphis, e David Bowie ne colleziona diverse decine di pezzi. La palette Memphis (rosa chewing-gum, turchese, giallo limone, nero, bianco, pois e zigzag) si diffonde nel decennio: la si ritrova nei videoclip MTV, nella grafica dei videogiochi, nelle copertine dei dischi di Duran Duran e Madonna, nelle sigle televisive.

Il terrazzo colorato è emblematico. Originariamente un rivestimento italiano per pavimenti fatto di pietruzze annegate nel cemento, Memphis lo reinterpreta come motivo stampato su laminato, tessuto, carta. Sottsass gli dà il nome di "Bacterio" e il motivo diventa la firma visiva del movimento. Nathalie Du Pasquier, la più giovane del gruppo, firma la maggior parte dei motivi tessili. Disegna nel 1982 decine di tessuti con motivi geometrici: "Cerchio", "Gabon", "California". Questi motivi ritornano nella moda e nella decorazione fino a oggi: ogni collezione capsule "anni 80" di un marchio mass-market riprende quei tessuti, talvolta con attribuzione, talvolta senza.

Sottsass se ne va, Memphis si scioglie

Sottsass annuncia il suo ritiro dal gruppo nel 1985. Ha 68 anni e trova che il movimento, diventato marchio commerciale, abbia perso la sua ironia iniziale. Memphis Milano prosegue fino al 1987 e si scioglie. I pezzi prodotti in questi sette anni diventano rapidamente oggetti da collezione. Una libreria "Carlton" originale si scambia oggi fra 8.000 e 15.000 euro da Wright a Chicago, da Phillips a Londra. Una poltrona "First" di De Lucchi sta sui 6.000 euro. I motivi tessili sono riediti dal 2014 dalla società Memphis Milano, che ne detiene i diritti. Sottsass muore nel dicembre 2007 a Milano, a 90 anni, dopo aver continuato a lavorare come architetto d'interni fino alla fine.

"Il design", scriveva Sottsass nel 1981, "non serve a risolvere i problemi. Serve a inventarli."

Vivere con un manifesto Memphis

Un manifesto dal linguaggio Memphis chiede una parete libera, un contesto contemporaneo e molto neutro intorno. I motivi sono già densi di per sé: aggiungere una parete colorata, un divano fantasia o un'altra opera forte è la morte visiva. Preferite una parete bianca o crema, un divano in tinta unita, mobili minimalisti. La stanza diventa allora uno scrigno per la composizione. La cornice: nero opaco a profilo spesso, che contiene la composizione e gioca il contrasto con i colori vivi. Il rovere funziona male, addolcisce la palette che si voleva precisamente celebrare. Il formato conta: questi motivi erano pensati per oggetti o per grandi superfici di tessuto, quindi funzionano in grande formato manifesto (70 per 100 o più). In piccolo formato sembrano stretti, come un campione.

L'ambiente decorativo ideale è invece piuttosto aperto. Memphis si abbina bene a mobili scandinavi chiari (il contrasto di palette è l'attrattiva), al mid-century modern (la familiarità del linguaggio geometrico fa da ponte) e persino a un interno molto classico, a condizione di isolare il pezzo Memphis. Si abbina male a un'altra decorazione satura degli anni 1980 (il ricordo diventa kitsch), a un manifesto Belle Époque o Art nouveau (le palette si combattono) e a un interno molto scuro (la composizione perde la lettura). Parete chiara, luce naturale, mobili neutri: la stanza respira.

Tre piste per cominciare

  • Un motivo Bacterio o un terrazzo colorato ispirato a Sottsass. Formato 70 per 100, cornice nera spessa, parete bianca.
  • Una composizione geometrica ispirata ai tessuti di Nathalie Du Pasquier. Più dolce, più accessibile, ideale in ufficio o in camera di un adolescente.
  • Un omaggio modernista contemporaneo nella collezione astratto moderno, il cui spirito geometrico dialoga col linguaggio Memphis.

Da Montmartre Poster, gli omaggi al design colorato degli anni 1980 e più in generale alla grammatica postmoderna vivono nella collezione astratto moderno. Per la genealogia che porta dal Bauhaus al pop art e poi a Memphis, vedi i nostri articoli su il Bauhaus e su il pop art, che descrivono le tappe di questa circolazione dal modernismo alla decorazione ironica.