Campo di Marte, Parigi, maggio 1889. La torre Eiffel è appena stata inaugurata. Trecento metri di ferro pudellato, terminati in due anni e due mesi dall'impresa di Gustave Eiffel, diventano il simbolo dell'Esposizione universale del 1889. Nei sei mesi dell'evento, 32 milioni di visitatori passano sotto l'arco centrale, salgono sugli ascensori Roux, Combaluzier e Lepape, pranzano nei ristoranti del primo piano. L'esposizione coincide con il centenario della Rivoluzione francese e segna il trionfo industriale di una Repubblica ancora giovane.
Questa esposizione, come quelle di Londra del 1851, Parigi del 1855, 1867, 1878 e 1900, Vienna del 1873 o Chicago del 1893, produce il proprio dispositivo di comunicazione. Manifesti, opuscoli, cartoline, mappe pieghevoli, biglietti illustrati. È in questo contesto che nasce, nel decennio 1880, il manifesto di esposizione universale, sottogenere specifico dell'affissione commerciale Belle Époque.
Parigi 1889, il trionfo del ferro
Il manifesto ufficiale dell'Esposizione del 1889 è commissionato a Eugène Grasset, artista svizzero stabilitosi a Parigi dal 1871, considerato oggi uno dei padri dell'Art Nouveau grafico. La sua composizione mette in scena una Repubblica allegorica, vestita all'antica, che tiene una corona sopra la torre Eiffel ancora in cantiere nel manifesto, segno che il disegno è stato preparato mentre la costruzione della torre era in pieno svolgimento. Stampato da Chaix a Parigi, il manifesto esce in diverse decine di migliaia di esemplari.
Accanto al manifesto ufficiale, decine di padiglioni e imprese ordinano i propri: la Compagnia delle ferrovie del Nord, che porta i visitatori a Parigi, la Compagnia dei wagons-lits, i padiglioni coloniali, le sezioni straniere. La Galerie des machines, lunga 421 metri e larga 115, diventa un soggetto ricorrente. La sua struttura metallica, concepita dall'architetto Charles Dutert e dall'ingegnere Victor Contamin, accoglie locomotive, motori a vapore, macchine utensili. Diversi manifesti la rendono soggetto centrale, in veduta interna o in prospettiva frontale.
Parigi 1900, il trionfo dell'Art Nouveau
Undici anni dopo, l'Esposizione universale del 1900 apre a Parigi per sei mesi. Conta 50 milioni di visitatori, record assoluto della formula. Il Petit Palais e il Grand Palais sorgono per l'occasione, progettati dagli architetti Charles Girault, Henri Deglane, Albert Louvet e Albert Thomas. La stazione di Orsay (oggi museo) viene inaugurata per questa esposizione. La prima linea della metropolitana parigina, la Nord-Sud tra Porte Maillot e Vincennes, entra in servizio il 19 luglio 1900.
Il manifesto ufficiale, disegnato da Pal (Jean de Paleologue, illustratore rumeno), mostra una figura femminile allegorica circondata dalle bandiere delle nazioni. I cartellonisti della Belle Époque partecipano all'evento. Mucha firma diverse composizioni periferiche, tra cui un manifesto per la sezione della Bosnia-Erzegovina, organizzata dal governo austro-ungarico. Eugène Grasset consegna un manifesto per i cioccolati Suchard. Cappiello, agli esordi, firma il primo dei suoi manifesti per Maurin Quina.
Vienna 1873, Chicago 1893 e le altre
Le Esposizioni universali non sono un'esclusiva parigina. Vienna nel 1873, nel Prater, dispiega un sistema di manifesti in tedesco e in francese, in una grafica ancora vicina al neoclassicismo tardo. Chicago nel 1893, per la World's Columbian Exposition che celebra il quattrocentesimo anniversario dell'arrivo di Cristoforo Colombo, produce il proprio linguaggio: le composizioni americane mescolano l'allegoria classica con il registro della stampa illustrata dei grandi quotidiani del Midwest. Saint Louis nel 1904 affina ancora questo vocabolario.
"Il manifesto di esposizione universale", scriveva lo storico Bertrand Tillier nel 1995, "è l'incontro tra la committenza pubblica, la nascita dell'industria grafica moderna e il consumo visivo di massa. Tre condizioni che raramente si incontrano nella storia."
Perché questi manifesti tornano alla parete
I manifesti delle esposizioni universali hanno una rara qualità evocativa. Convocano un immaginario della modernità nascente, una fede nel progresso, un'eleganza grafica tipica della Belle Époque. In un interno contemporaneo portano un calore storico senza cadere nel pastiche. Un manifesto della torre Eiffel illuminata per l'Esposizione del 1889, incorniciato in legno chiaro, funziona altrettanto bene in un salotto parigino classico quanto in un appartamento scandinavo.
Formato consigliato: 50 per 70 centimetri per le composizioni allegoriche, 70 per 100 per le vedute monumentali (Galerie des machines, facciate di padiglioni). Cornice in legno chiaro o rovere naturale, che richiama le boiserie degli interni Belle Époque. Evitare la cornice nero opaco, che spegne i toni caldi tipici della litografia di questo periodo. Parete ideale: un fondo chiaro, bianco rotto o beige, che lascia respirare gli ocra e i rossi dei manifesti.
Tre piste per iniziare
- Un manifesto della torre Eiffel o della Galerie des machines del 1889, in una composizione documentaria e precisa. Per un salotto classico o per le scale di un palazzo haussmanniano.
- Un manifesto allegorico del 1900 in stile Pal o Mucha: figura femminile, bandiere, ornamenti vegetali. Per un ingresso o un corridoio.
- Un manifesto di esposizione straniera (Vienna, Chicago, Saint Louis) per aprire lo sguardo sulla rete internazionale delle esposizioni e incrociare scuole grafiche diverse.
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