La parola japandi è una contrazione di giapponese e scandinavo. Designa uno stile d'interni che si è cristallizzato a metà degli anni 2010 nelle riviste di arredamento e su Instagram, ma le cui radici sono ben più antiche. Da un lato, il wabi-sabi giapponese: l'estetica dell'imperfezione, del naturale, di ciò che invecchia bene. Dall'altro, il hygge danese: il calore della casa, i materiali morbidi, la luce delle candele. Due filosofie del comfort che condividono più di quanto si oppongano.

Ciò che il japandi ha reso popolare nell'arredamento è preciso: mobili in legno chiaro (rovere, faggio, frassino), tessuti in lino o cotone spesso, palette neutra (bianco sporco, beige, verde salvia, grigio ardesia), piante verdi semplici (pothos, ficus lyrata, monstera), ceramiche artigianali. Uno spazio japandi non è mai vuoto: è curato. Ogni oggetto è lì intenzionalmente.

Cosa funziona come poster in un japandi

Le stampe giapponesi sono la scelta più evidente. Una tavola di Hokusai o di Hiroshige in una cornice di rovere naturale senza passepartout troppo spesso: è l'allineamento perfetto tra il soggetto e lo stile della stanza. La stampa è giapponese, la cornice è in legno chiaro, la composizione è ariosa. Niente stona.

Mensola japandi con pochi oggetti scelti, legno e ceramica
La mensola japandi: pochi oggetti, ben scelti, uno spazio tra ogni elemento. L'aria fa parte della composizione.

Le tavole botaniche funzionano anche molto bene. Il loro fondo bianco, il disegno preciso, il soggetto naturale: tutto corrisponde al vocabolario japandi. Una tavola di ikebana (l'arte floreale giapponese), un'illustrazione di pianta da interno, un erbario di foglie semplici. Queste immagini non richiamano l'attenzione - accompagnano.

Cosa non funziona

I poster troppo colorati o troppo grafici entrano in conflitto con l'estetica japandi. Un poster Bauhaus primario (rosso, blu, giallo) in un soggiorno japandi crea una forte dissonanza: il Bauhaus è urbano, industriale, deciso, tutto ciò che il japandi non è. Lo stesso vale per i poster sportivi o le tipografie drammatiche: troppa energia per uno spazio che ne cerca poca.

Le cornici dorate o argentate sono da evitare. Il japandi non ha metallo lucente nel suo vocabolario. Il legno, la ceramica, il lino, il cotone: materiali organici, opachi, che assorbono la luce piuttosto che rifletterla. Una cornice in ottone lucido in un interno japandi sarebbe come un errore ortografico in una lettera curata.

Il wabi-sabi giapponese valorizza la bellezza dell'incompletezza e del transitorio. Un poster leggermente invecchiato, una cornice il cui legno si è patinato: in un japandi consapevole, è una qualità, non un difetto.

La composizione in un japandi

In un interno japandi, la regola del meno è più si applica con rigore. Un solo grande poster su un'intera parete vale più di tre piccoli. Se si vogliono più poster, distanziarli maggiormente rispetto a un soggiorno classico: l'aria tra i pezzi è parte integrante della composizione. Una gallery wall molto fitta è l'opposto del japandi.

Soggiorno essenziale, tatami, pianta in vaso, un solo poster
Il soggiorno japandi con un solo poster: la sobrietà non è assenza - è la scelta di una presenza che non grida.

I formati japandi

Il formato verticale è più japandi del formato orizzontale. Le stampe giapponesi sono quasi tutte verticali (il formato nagaban o chuban). Le tavole botaniche sono spesso verticali. Un formato 50x70 in verticale, in una cornice di rovere, contro una parete avorio con una pianta nell'angolo: è la composizione japandi canonica.

Se si vogliono più poster, si opta per due formati identici in verticale, separati di 30 centimetri, centrati sullo stesso asse orizzontale. La simmetria sobria è molto giapandi: non aspira alla dinamica - cerca l'equilibrio.